<< indietroavanti >>


TESTO CRITICO DI GIANNI VIANELLO
Milano, gennaio 1976
Busto Asizio - Galleria il Calligramma

L'avventura dell'astratto, considerata non come esito diretto di operazioni mentali ma soltanto come bisogno per ovviare e superare i limiti di pura rappresentazione del mondo esterno, continua ad esercitare una costante tentazione nell'artista, specie in quello che pare più intimamente legato alle formule convenzionali del figurativo. Le ragioni di questa suggestiva ed eccitante << concessioneā€ž all'astratto scaturiscono e si dipartono da determinazioni della ricerca di sintesi formale ed espressiva, secondo esigenze, maturate in una scelta di tempi e di interessi di imprevedibile scadenza e di non facile identificazione, che sopravanzano decisamente ogni altra presunta o reale componente stilistica o culturale.

E' il caso di Rosanna Forino, che nella sua produzione più recente lascia intravedere sensibilità e disponibilità per tentare siffatta << avventura >>. Diciamo subito che questa tendenza nella sua pittura è soltanto accennata da poche tracce e da brevi spunti, che noi vogliamo tuttavia cogliere subito, a ragione o a torto, per analizzare e scoprire le reali possibilità di sviluppo di questa pittura cos' ancora felicemente figurativa.

Varie sono le vie per giungere all'astratto e molteplici i tramiti o le interferenze che vi si coinvolgono. Per lo più, sul piano della pura esplicazione pittorica, il passaggio dal figurativo alla composizione stilisticamente aderente alla poetica dell'astrattismo si compie e si realizza sia attraverso una pittura progressivamente affidata agli effetti dell'indeterminato e dell'incompiuto, cioè dell'abbozzo, in cui segno e colore non sono stati volutamente sfruttati per definire e sostanziare accadimenti formali dell'immagine, ma considerati ed assunti come valori poetici ed espressivi di per se stessi; sia attraverso un particolare gusto per l'effetto decorativo, che porta alla inderogabile disintegrazione della forma per ricercare una sua altra unità appunto nell'astratto svolgersi di motivi decorativi.

Rosanna Forino tende a realizzare una sua pittura astratta ricorrendo alle possibilità offerte da tutti e due i procedimenti, mostrando tuttavia di saper intelligentemente e con buona intuizione eludere le caratteristiche di compromesso riscontrabili sia nell'un sia nell'altro caso.

Nella pittura della Forino sembra non vi siano manifestazioni di appagamento nè di esiti sicuri nell'aggiornare la tradizione del figurativo con aperture verso l'astrattismo valendosi di operazioni pittoriche quali l'abbozzo e l'incompiuto: ciò sopra tutto emerge per quel senso e quella misura con cui la pittrice attende ancora alla costruzione di compromesso trasferendo il valore e l'importanza di taluni elementi della composizione in alcuni altri prima ritenuti secondari. Basti guardare con quale sapienza ed ostinazione struttura e dispone i fondi, ai quali vengono subordinati in perfetta orchestrazione tutti gli altri elementi del quadro.

Il secondo caso, cioè l'apertura verso l'astratto gioco di motivi puramente decorativi, sembra quasi non esistere, perlomeno come ricorso intenzionale, sia perchè manca un simile gusto sia anche perchè quando la Forino trasforma e riduce le sue fitte sfilate di alberi dall'esile e flessuoso tronco in cadenzate linee diagonali, staccando rami e foglie divenuti ormai segni di colore sparsi nelle tinte del cielo e quasi assorbiti dal gioco cangiante delle trasparenze eppur individuabili nella loro autonomia di punteggiatura cromatica, la pittrice non gioca all'effetto di belle partiture decorative di astratta suggestione, ma ancora costruisce e modella, con un fare per niente estraneo a fatti riduttivi e di semplificazione in qualche modo partecipi di una visione nuova, slegata se non del tutto ancora indipendente dalla rappresentazione degli avvenimenti esterni.

La pittura di Rosanna Forino è come se nascesse già, prima di esplicarsi secondo la formula stilistica da lei ricercata, da un casuale incontro di elementi esterni selezionati secondo un'intima rispondenza con altri elementi più direttamente implicati alla visione interiore. Viene a configurarsi così un'immagine in parte reale e consueta, in parte nuova e di fantasia: cioè la realtà di sempre rivelata con significati nuovi, aggiunti o suggeriti dalla fantasia e anche dal sentimento. Ma non sono soltanto gli apporti o le interferenze della fantasia o dell'emozione e del sentimento a trasformare la realtà. Vi partecipa senz'altro, e non in ruolo secondario, un'esigenza di rinnovamento della visione e i cui caratteri si identificano, più o meno precisati, nelle indicazioni offerte dalla medesima linea di ricerca.

Quel che quest'artista rivela subito, con sincerità e soprattutto con umiltà, è l'inquietudine profonda ma di sommessa rilevanza della sua attuale ricerca per realizzare un perfetto equilibrio tra realtà ed invenzione, un ideale incontro tra il mondo delle forme e quello delle sensazioni. E' una pittrice tremendamente e insieme serenamente conscia dei propri mezzi e della responsabilità che incombe nel far pittura, la quale, tra l'altro, le riesce anche bene e bella composta e intrisa, così com'è, di bel colore, di pulita costruzione e di fresca carica emotiva. Una bella e onesta pittura di cui però la pittrice da qualche tempo mostra di non accontentarsi più, come visibilmente appare nella produzione segnata dal 1972/73 ad oggi. In queste ultime opere si sente la presenza e l'urgere di altre esigenze, quelle cioè che accennavamo all'inizio, e proprio sullo stimolo di queste nuove esigenze l'artista ha impostato la sua ricerca. Astrattismo è una parola magica e la Forino ne sente tutto il fascino, non a tal punto però da rinnegare le esperienze figurative passate. Ne fa fede, in particolare, l'interessante attività grafica: chè sono disegni (paesaggio, nudi, ritratto) di sorprendente nitidezza di segno. di calibrati rapporti e giustezze tra bianco e nero, di salda impostazione plastica della forma e di non superficiale indagine psicologica dell'immagine umana. L'aspirazione più confessata da Rosanna Forino è la ricerca di una formula che per sintesi attui, senza abbandonare il filo delle cose viste o ricordate o inventate, una soluzione espressiva in qualche modo sfociante nella semplificazione formale, con non celata ambizione di giungere a quelle estreme riduzioni e trasformazioni che per vie diverse conducono alla pittura astratta. Nelle ultime esperienze la sua pittura appare caratterizzata da una estrema mobilità di orientamenti e di interessi, le cui soluzioni pittoriche soltanto apparentemente possono configurarsi con il gusto (o l'incapacità di andar oltre) al decorativo o con l'espediente dell'incompiuto e dell'abbozzo. Se la semplificazione e la stilizzazione di un albero fiorito istiga l'artista ad amplificare e a dilatare la chioma di fiori e di foglie, di impossibili rossi caldi, fino a renderla simile a una vetrata mediovale, oppure ancora, gonfiando la medesima chioma, in una versione di accesi verdi e gialli, fino a confonderla con il disegno liberty di una lampada stile Tiffany; viceversa l'interesse e l'interpretazione del dramma esistenziale, suggerito da alcune immagini di contadini messicani, coinvolge totalmente l'artista, che riesce a tradurre quella vita e quelle immagini superando l'aneddoto, contenendo il flusso spontaneo del racconto e smorzando altri pretesti facilmente suggeriti dal contenuto sociate valondosi soltanto dell'incisiva essenzialità del segno, affidato ora allo svolgimento continuo di una linea piena ed avvolgente. Ora al nervoso tracciato di una linea aspra e spezzata di intensa drammaticità, alla quale concorrono improvvisi brillii di toni più alti del colore: le immagini che ne scaturiscono rivelano indubbi ricordi della pittura espressionista.

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