<< indietroavanti >>


TESTO CRITICO DI SALVATORE MAUGERI
Monografia 1977

E' abbastanza diffusa, da qualche tempo, la tendenza che incoraggia la così detta ripresa naturalistica. Essa tuttavia nasconde vecchi e nuovi pericoli: l'equivoco della preminenza del dato oggettivo su quello fantastico e inventivo; l'assunzione nel dipinto della stessa gamma coloristica colta dalla retina visiva sull'esistente naturale; la << spontaneità >> nel riportare immediatamente sulla tela l'ordine e la trama delle strutture che l'occhio coglie in ciò su cui punta la sua osservazione; l'abbandono al flusso precario dell'emozione, che non conosce alcuna mediazione razionale capace di sottrarla al breve cerchio della più angusta soggettività.

Rosanna Forino ha avvertito questi e altri tabù e ha operato le sue scelte senza mai dimenticare di commisurarle alle proprie doti native e agli stimoli e agli apporti della cultura. Credo che la pittrice abbia meditato sul detto di Braque << La regola corregge l'emozione >> proprio per sfuggire ad alcuni degli equivoci sopra ricordati. La sua ricerca linguistica cioè, in questi ultimi anni di attività pittorica, ha avuto come obiettivo il proposito di attuare un preciso controllo razionale inteso a districare il moto confuso della sensazione per sottrarlo alla casualità e per stimolare in lei la resa del rapporto tra oggetto e oggetto che non fosse più solamente fisico ma risultasse assunto nel proprio linguaggio coloristico.

Andava così facendosi in lei sempre più chiaro il ricordo della lezione cèzanniana, di quella << fauve >> e soprattutto espressionistica, rapportata magari alle esperienze lombarde tra neocubiste e neo-espressionistiche assai vive nel decennio 1948-58 e non soltanto in Lombardia.

Ma questo itinerario dalla Forino è stato considerato come una base di avvio tale da consentirle di tentare soluzioni sempre più libere, nelle quali l'impegno maggiore doveva consistere nel conferire unità strutturale alla varietà delle componenti dell'immagine, sottratta al peso della sua fisicità e collocata in uno spazio inventato.

Ha così origine la sua attuale espressione linguistica che può definirsi una sorta di astrattismo naturalistico, nel senso che all'origine di ogni operazione pittorica della Forino è individuabile il suo impatto con un ambiente naturale e umano, che può trovare, nella mutevolezza iconografica e nella diversa azione emozionale, la via delle cadenze liriche o quelle più risentite dei contrasti emotivi. Perchè la Forino è legata al colloquio con la << . . . bella d'erbe famiglia e d'animali >> e anche questo fatto, oltre naturalmente alle esigenze assai vive della mediazione razionale, impone una modulata riduzione della tavolozza.

Mi preme sottolineare l'importanza di quest'ultimo aggettivo in quanto la Forino procede per strutture cromatiche. La sua interpretazione del paesaggio (o, per meglio dire, il pretesto emotivo che le viene dalla osservazione della natura per dare alimento alla sua visione) trova sulla tela una costruzione emotivo-mentale per toni registrati a larghe macchie e meglio dentro un'intelaiatura di zone di colore evocanti piani e volumi articolati e mossi da soluzioni dinamiche. Tali zone sono determinate e sorrette da una precisa successione di accordi tonali, giustapposti in modo da determinare quel procedere per strutture cromatiche, cui ho accennato sopra, a mò di larghe tessere musive, nelle quali il ritmo è scandito dalla sequela delle cesure contrassegnate dai rapporti del colore.

E' da aggiungere che in questo procedere come per intarsi ritmati della pennellata sono impliciti l'azione trasfigurante del dato immaginativo-fantastico e la contenuta tensione emotiva; sì che non è infrequente il caso in cui si può parlare di evocazioni immaginarie, pervase di calore emozionale, di un ambiente naturale.

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