<< indietroavanti >>


TESTO CRITICO DI MARCELLO VENTUROLI
Milano, febbraio 1983
Milano - Galleria Schettini

"Nello spazio colorato"

La vocazione di Rosanna Forino, di poetica colorista, innamorata della natura, di vena quasi istintivamente antinaturalistica, è stata avvertita da quanti si sono con fervore occupati di lei: da chi scrive a Carlo Munari, da Gianni Vianello a Lella Tucci... E, anche sotto il profilo più squisitamente stilistico, i suoi critici hanno messo in luce quel fare per tessere cromatiche, riconoscibili nell'economia della visione quasi come un musaico (l'eredità che, dal post impressionismo,-divisionista e fauve-arriva fino alle formulazioni << morbide >> del cubismo, o di quanti hanno svolto dopo Braque e Picasso l'equazione dello spazio-tempo).

Ciò che ancora non è stato detto esaurientemente è il modo in cui questa architettura di notazioni sensibili si sia mossa e articolata nei lavori degli ultimi tre anni di Rosanna Forino, lavori che hanno perduto, a tutto vantaggio della fantasia e della carica dell'immagine, il prevedibile della maniera, quel radificare la figura in tanti segmenti di colore per poi chiuderla talvolta in una specie di veste a toppe, imprigionarla. Naturalmente il processo di rarefazione e di diversificazione del suo andante musivo è cominciato da tempo e già nel 1979 si avvertiva nel bel ritmo compositivo tutto sui rossi e aranci (<< Palude>>) la tendenza ad aprire quel suo bosco di natura.

In sostanza, se fino a tre anni fa la media delle opere di Rosanna Forino poteva essere festeggiata per la sua buona o ottima fattura, con punte di qualità e di poesia verso l'eccellenza, oggi è dal metodo, dalla consapevolezza stilistica, (una maggiore libertà e fiducia nei modi aperti della cromia, per accumulo di notazioni), che l'artista raccoglie i suoi più felici risultati: mentre quadro per quadro è sempre riconoscibile, ciascuna visione di primavera, di botanica, di entomologia, di fauna umana (ma vedremo poi come l'artista tratti la figura nel contesto paesistico) si presenta differente: ora in una chiave onirica, ora favolistica, ora dentro una sintesi che privilegia quasi l'aspetto mentale dell'immagine.

Inoltre gli echi della avanguardia storica si precisano, perchè la equazione di cui parlavo dà proporzioni più ricche e vaste, gli elementi vitali che compongono la deflagrazione del quadro fan sì che questo sia più avanguardisticamente diverso dall'altro precedente. Così per esempio il bellissimo dipinto dal titolo << Spazio visitato >> (1979) con una vitale armonia negli azzurro grigi, assume cadenze << astratto concrete >> nell'accezione venturiana, il vortice è reso nella sua architettura dentro una luce solare, la natura ricrea il suo habitat terrestre, entra in quello spaziale, restando tutta sensibile.

Come accade per esempio in Klee, che ogni sua invenzione di stile altro non è che un movimento dell'anima e tutta l'arte non appare marchingegno sperimentale, ma diario di emozioni, Rosanna Forino nel suo piccolo ci dice come sente << Germinazione >> (1980), con rami kandiskiani e prati di Villon, episodi araldici levitanti, del primo Mirò. Perchè-e qui è bene dirlo subito-se l'artista è felice nel colore, non ignora il segno, che è in lei preciso e puro e sovente vertebra della macchia, in quei suoi toni timbrici intrecciati al filo nero capillare. Ouesta << Germinazione >> è un omaggio alla fantasia della natura, alla gioia di esser nati con lo scudo dell'immaginazione, a quell'andare di Rosanna, come una bambina, di verde in verde.

Dicevo della figura, e del suo innesto nello spazio colorato delle stagioni. Non mi riferisco a quella operazione di recupero di personaggi, più o meno riconoscibili nell'economia di una scena all'aperto, un plein air mentito da una più rada e misteriosa tessitura di pennellate; ma a un tipo di figura che nasce dentro e passo passo con la visione naturale, come se l'artista avesse colto senza quasi volerlo una coppia nuda dentro un caleidoscopio, e questo fosse, anzichè uno strumento di meravigliose casualità, uno specchio pensante. Mi riferisco a << Composizione rosa>> (1980), un quadro che si sviluppa orizzontalmente dove si possono intuire due figure, ma non più nella operazione di travestimento di cui ho parlato al principio, ma come elementi ASTRATTl, ALLA PARI DEGLI ALTRI di ambiente. S'apre come un doppio petalo di carne questa << natura umana >>, equilibrata in un contrappunto rosa-grigio, ritornante tavolozza.

La visione è talvolta portata da un interno movimento, come la descrizione di un fenomeno: è l'azione delle cose all'ordine del giorno, non la pura contemplazione di uno spazio naturale. Infatti in << Scontro di situazioni >> (1980) ed << Esplosione >> (1983) si assiste a una realtà in metamorfosi. Situazioni che possono essere cromatiche e segniche e che sono comunque rese al comun denominatore del ritmo, segni ampi, semicerchi, come grandi ali di libellule, che si susseguono in una specie di reiterazione di gesti o di voci per un'eco della natura. Oppure, come in << Esplosione >> dentro un'aria di zolfo tra sassi-pietre preziose erompenti, mallo di luce su cui danza coi suoi rubini la terra. Eppure la radice pittorica dell'artista è nel mondo più classico della ricognizione sensibile, il plein air, brillantemente rinnovato in una serie di opere che fanno della pittrice di Cernobbio una figura riconoscibile tra le operatrici astratte nella pittura di cavalletto. Comincerò questa mia analisi da i << fiori >>, che sono poi tante altre cose insieme e che tradiscono certamente, nei titoli enumeranti, altri contenuti e pretesti. l << Fiori N. 5 >> (1982), lavoro piccolo ma intenso, specchia un verde da cui nascono segni rosa, quasi a zampillo, verdi smeraldo, giada, Secessione. E << Fiori N. 3>> (1982) dalla fortissima e densa cromia: qui l'olio è più ricco di impasti, più serrato sulla tela, ma il tessuto cromatico resta disteso con bella astrazione << giapponese >>, avrebbero detto gli impressionisti. Non mancherò di ricordare la felice levitazione che sorride come una pelle in << Fiori N. 8>> (1982): i bianchi d'argento splendono innevati, la botanica casacca è traversata da vene e linfe, al punto da diventare un essere trepido d'amore, un personaggio di angelica arborescenza.

In questo tipo di pittura più ricca di smalto e stesa in gamme splendenti, serrate, come anche in << Fiori N. 6 >> e << Fiori N. 7 >> (1982) è la pienezza morale della visione di ieri, quel non voler rinunciare alla compiutezza, alla perentorietà della fantasia sostenuta dal reale, senza però la costipazione, l'incastro prevedibile delle forme, il ripetersi << decorativo >> di una maniera post cubista. Nei fiori di oggi l'artista mantiene l'impegno di dare un volto all'immaginazione senza che per questo perda il suo slancio.

Sono nella mostra opere anche di un certo impegno per quanto concerne la dimensione, la quale, si sa, non è mai, negli artisti di talento, una aritmetica misura maggiore, ma il modo di farsi sinfonico della intuizione << cameristica >>, è il modo di mescolare tutte le istanze in una superiore unità di ribalta: come mi pare di poter festeggiare in K Le farfalle blu >> (1981), dove è una forza e una felicità nel ritmo con cui le forme si incastonano nello spazio verde. In quella specie di << scudo >>, tutto vortica e tutto appare come un prodigio (ho detto altrove << fenomeno >>) naturale. L'idea di fare protagoniste le farfalle ad ali chiuse, di un colore incredibile, tessere di un altro musaico, particolari di un tutto germinante e fiorito, è degna di vero pittore. Le sta ben vicino il << Fiore N. 2 >> (1982), spartito come un quadrifoglio e mosso come una doppia farfalla, foglia e ala: tra pistilli, elitre, antenne, la fantasia non è mai letteraria.

I quadri più riusciti e personali della attuale fase artistica di Rosanna Forino (la prima, mi par proprio, finale, del suo immaginare fantastico, confortato dalla lezione delle avanguardie storiche), sono << Uccello di fuoco >> e << L'occhio del ciclone >> il primo, dipinto nel 1981 e il secondo nel 1980. In << Uccello di fuoco >>, tra i dipinti solidi, ricchi di materia, affidati assai più alla ricchezza degli smalti che alla morbida e tonale effusione dei solventi, è una fiammata rosso arancio di squisita forza musicale, i segni di pittura come onde di un magma vengono accompagnati da fettucce-note di un azzurro di paradiso, che crepita e scocca già nelle braci di base, fettucce di anime, avrebbe potuto dire Licini, opera questa di grande consapevolezza avanguardistica. Ma anche << L'occhio del ciclone >> è pittura memorabile: in questo oblò o sguardo sul creato ogni conflitto di elementi, ogni mulinello, riposa, è una ideale finestra dell'anima dove il contemplare è giudizio finale.

Professionalità e vitalità di officina di Rosanna Forino possono trovare la loro verifica nell'opera grafica e nei numerosi felici acquerelli, gauaches, scelti vicino ai quadri ad olio, per la mostra: non soltanto il visitatore potrà rendersi conto della coerenza e della tenacia, per dir così delle immagini dell'artista, fin dal primo nascere e presentarsi alla necessità figurale, ma della freschezza della sua ispirazione sia nei motivi che saranno poi sviluppati nei quadri, sia negli assaggi irripetuti, di calibrata fattura, fra macchia raggiante il colore e segno che lo riammaglia.

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