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TESTO CRITICO DI MICHEL DESFORGES
Milano, marzo 1995
Lissone (MI) - Galleria Radice

INCONSCIO VIOLA E OLTRE

La mattina in cui, con Lei, vi dibatteste fra quegli splendori di neve, quelle labbra verdi, quegli specchi, quelle bandiere nere e quei raggi azzurri, e quei profumi purpurei del sole dei poli ﷓ La tua forza.

da "Metropolitana" di Arthur Rimbaud


Equilibri incerti, suoni armonici e lacrime nere sono inviti a penetrare nel teatro arcano di Rosanna Forino.

Sipario dopo sipario, attraverso drappeggi colorati dal nero al rosa pallido seguendo violenti bagliori gialli, si entra nella profondità della scena dove memorie, paure, sorrisi e rivolte si ricompongono in un villaggio globale delle meraviglie.

L'opera, che inizia a prendere forma piatta sul terreno, germina dallo sfondo in cui l'acrilico impetuoso e fulmineo si accorda col pensiero, si verticalizza, fase dopo fase, colmandosi di stelle filanti, di cerchi spaccati, di forme morbide come onde marine, di archi di paesaggi urbani ancestrali e sognati.

Le sfumature d'accompagnamento, i vibrati colpi di spatola, le mezze lune, che sono contemporaneamente astrazione e ritorno alla realtà, si offrono come l'incerto, momenti accattivanti, sempre gesti nuovi, disciplinati e pazienti però.

Lo sguardo è attratto dai luoghi più esoterici e clandestini che il palcoscenico offre, obbligato a non staccarsi, continuamente attirato da minuscoli richiami geometrici rosso fuoco o indaco lacustre. Le campiture colorate sono abitate da folletti e fate, frammenti di fiabe, che si aggirano all'interno di spirali e vortici, avvolti da sinuosi drappi.

Tutto è vivificante, ottimista, femminile.

Rosanna è spettatrice dei suoi dipinti durante l'azione, lei è fuori, ma nel contempo si guarda in uno specchio in cui l'inconscio si sta materializzando, in viola o nelle tinte dell'oltre cielo.

Chiome come gomitoli di filo di seta, graffiti di china che tagliano prospettive sferiche, mattoni di un muro che nel miraggio è già superato, ma con i lampi del conflitto si ricompone come croce, sono reminiscenze e evocazioni.

Rosanna, I'artista, rientra nel suo dipinto e si concretizza come protagonista dalle sembianze di occhio stilizzato, di mano affusolata, di flessuosa schiena di donna.

Con questo gesto ripetuto, ma irripetibile, Rosanna offre un figlio al di fuori di sè, dandogli paternità e non maternità.

L'occhio-femmina così incanta con una musica visiva di sirena, convinto di incarnare l'eterno potere della donna di bretoniana memoria, potrebbe richiamare alla mente Kandinsky e Delaunay, ma si propone come esclusivo, nato da emergenze inconsce.

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